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[para buscar la verdad] di Rossella Puccio
politica estera
23 ottobre 2011
Italieni: Quando erano le commedie all'italiana a far ridere tutto il mondo...
Potrebbe sembrare uno sketch. Potrebbe sembrare la scena di un film o di una parodia, ma... Almeno c'è qualcuno che sorride. Certo a noi italiani (non più brava gente ma stupida gente), a quelli che non l'hanno messa sotto il tacco dello Stivale la propria dignità e quella di questa terra, forse il risolino di Sarkozy e Merkel un po' fastidio dà.
Certo, c'è chi potrebbe avanzare in discolpa del premier francesce che quella domanda non è che potesse suscitare altra reazione: "Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?". Già da subito, alla parola Berlusconi, Sarkozy trattiene a stento il sorriso, ma poi alla fine della domanda non resiste, guarda la Merkel e scoppia a ridere, seguito a ruota da tutti i giornalisti in sala e da un sorrisino a labbra strette (o trattenute?) della cancelliera tedesca.

E mi piace ricordare una frase di Churchill: "Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare". E' il momento di agire e riporre le parole nell'astuccio del 'vorremmo e potremmo'.



Intanto anche in Sicilia si tirano da una parte e dall'altra. La giacchetta però adesso l'hanno tutta uguale: ben stirata e tirata a lucido. I riflettori si accendono, gli uomini (sempre più, le donne chissà che fine fanno) al trucco! Mi sembra di sentirla quella voce, come se osservassi dal sipario delle vanità, in silenzio e ben nascosta, ciò che avviene dietro le quinte: pianificazioni, rimandi, strategie con numeri addosso. E il tale che credevo potesse essere davvero diverso diventa come il tutto, patinato, attento, con voce e respiri posati, con parole da capofila. E leggi interminabili slogan che dicono sempre lo stesso: vicino alla gente, non ci scorderemo di voi, il cambiamento è possibile.
Ma in Sicilia c'è una sordità atavica, noi siamo popolo dalle orecchie pigre, gli attenti sì, quelli sempre, come le mani pronte a prendere ciò che viene offerto. Non è la catastofica visione à la Tomasi di Lampedusa, quella che sgrano: 'tutto cambi affinché nulla cambi', ma credo che il linguaggio debba essere un tantino differente e soprattutto, quello che direi ai miei cari concittadini in vento di elezioni, pronti a candidarsi è: attenti a chi vi mettete accanto, la logica 'del far numero' non è sempre buona cosa, è vero che la coerenza è la filosofia degli sciocchi (suggeriva Wilde), però la credibilità è sacrosanta... o no?! Prima o poi questa bella terra si dovrà pure incazzare e decidere di averne la testa piena di promesse e parole varie, oltre alle tasche vuote.


E la gente poi continua a non capirle queste pianificazioni elettorali, alleanze, calci sotto il tavolo, litigi da ultimo minuto... La frase poi che diranno, giunti appena davanti a un'urna elettorale, facendo spallucce (li vedo già come li ho visti tante volte) sarà poi forse: "Ma se non si mettono d'accordo neppure tra loro..."?! E il voto rischierà di andare sempre lì: al sacchetto della spesa, alle 50 mila lire, alla ricarica telefonica, alla promessa di un lavoro, all''ingresso' in una fantomatica cooperativa creata ad hoc per controllare che le scritte dei tombini non si siano danneggiate per la neve ad agosto (diocenescansi), al posto di qua e quello di là, al pieno di benzina, alla dose di eroina (me l'hanno raccontata chissà se sia anche questa vera), al piatto di pasta, alla promessa, a un domani... che (spero) non sia sempre lo stesso.
politica interna
13 ottobre 2011
Nichi che mangiò la mela del peccato?
E Nichi incespica un po': 'Prendo le distanze e condanno il manifesto su Jobs' (con il suo nome apposto in 'mela'). L'uomo della spettacolarizzazione ritorna? (con Anna ricordavamo la videolettera che fece durante lo scandalo Sanità in Puglia, in cui si giustificò in maniera alquanto videocratica).

Beh in questa situazione mi piace certamente la conclusione di Enrico Sola
http://t.co/Glq8XOSS a cui aggiungerei un 'se': Vendola ha preso le distanze dal manifesto, definendolo un incidente di percorso'. Il che solleva seri problemi su come gestisce il partito (che più personale non si può).

Qualcuno avrebbe, forse, dovuto portarlo davanti l'Albero del Bene e del Male e spiegargli che forse... ma questa è un'altra storia.

E c'è anche chi in rete prendendo 'la mela al balzo' ha ironizzato sul cartellone di Sel su Jobs creandone altri 'manifesti di commiato funebre':

http://www.corriere.it/gallery/politica/10-2011/sel-jobs/1/i-manifesti-mortuari-sel_7807f54e-f4d3-11e0-a9a5-9e683f522ea7.shtml#1


politica interna
17 settembre 2011
‘All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri’

Coordinamenti studenteschi organizzano il ‘mercato del libro usato’ per combattere il caro prezzi. E intanto si pianificano i primi cortei di protesta.

PALERMO - E l’Italia fai da te fa un altro passo avanti. È quella degli studenti (famiglie annesse) questa volta, ancora una volta, che contro la crisi, il caro libri ne ha escogitata un’altra: mercati del libro scolastico usato itineranti davanti le scuole, con un calendario di appuntamenti diffuso tramite il web. L’iniziativa, organizzata dagli ‘Studenti Medi Palermo’, coordinamento di studenti delle scuole superiori nato nell’autunno del 2010, prende il via oggi, per molti primo giorno di scuola, davanti il liceo classico Vittorio Emanuele II. I prossimi appuntamenti sono per il 17 settembre, alle ore 13, davanti il liceo scientifico Benedetto Croce, e il 20 settembre, sempre alle 13, davanti all’Istituto magistrale Regina Margherita. Nella locandina dell’evento spiegate anche le modalità: acquisto dei testi scolastici con uno sconto del 50% sul prezzo di copertina; per chi volesse invece aderire all’iniziativa e rivendere i propri libri l’unica condizione è cedere il 10% del proprio guadagno per sostenere il coordinamento. Coordinamenti studenteschi su scala nazionale.

Anche a Palermo, come a Bologna, Milano, Torino, Roma, Caserta, Lecce, e altre città di Italia, gli studenti delle scuole superiori si sono costituiti in gruppi creando una rete nazionale per il coordinamento di azioni che mirino a uno scambio di informazioni e alla costruzione di azioni sinergiche. La piattaforma che accoglie i vari gruppi è un portale (www. studaut.it) in cui si possono leggere articoli, confrontarsi su temi inerenti al mondo scolastico e giovanile, ed essere informati sull’organizzazione di iniziative come quella del ‘mercatone studentesco del libro’. Gli Studenti Medi di Palermo hanno indetto la loro prima assemblea organizzativa per martedì 20 settembre alle ore 16 presso il liceo classico Vittorio Emanuele II. E sebbene l’anno scolastico sia appena iniziato, dalla pagina Facebook del movimento studentesco sembrerebbe essere già stato organizzato il primo corteo studentesco per il prossimo 7 ottobre, alle ore 9 con partenza da Piazza Politeama.

Genitori e associazioni denunciano i rincari. E i dissensi non giungono soltanto dagli studenti. A puntare infatti il dito contro i rincari le famiglie e le associazioni dei consumatori: si parla di circa 300 euro per una classe delle scuole superiori. Altroconsumo ha denunciato come «quasi una scuola su due non rispetta i limiti di spesa – si legge sul loro sito - stabiliti dal ministero dell'Istruzione per la dotazione libraria». Lo sforamento dei tetti massimi di spesa dipende da diversi fattori, come dimostrato in un’inchiesta su L’Espresso ogni anno gli studenti siano costretti ad acquistare nuovi libri che spesso poi nuovi non sono, poiché cambiano i titoli, i colori, la disposizione degli argomenti, talvolta l’impaginazione, ma il succo è lo stesso: foraggiare le case editrici, piegando le finanze familiari? Si gioca sul binomio libri obbligatori e quelli ‘consigliati’, e si sa che a perdere anche in questo caso sono i cittadini costretti a sborsare cifre che colpiscono le finanze familiari. Se per Adusbef e Federconsumatori il rincaro si aggira intorno al 3 per cento e per Codacons il 9, secondo un’indagine di Adiconsum lo sforamento in almeno metà delle scuole, che non rispettano i tetti massimi di spesa per i libri di testo, arriva anche al 30 per cento, a causa di controlli assenti o poco rigidi. Una critica a cui ha risposto il ministro Gelmini annunciando nuove ispezioni e l’applicazione di sanzioni a chi non rispetterà i limiti imposti.

Acquistare libri di testo usati sul web risparmiando sino al 70 per cento. Il mercatino dell’usato prende piede anche nelle piazze virtuali e ad attrezzarsi anche colossal dell’e-commerce Amazon, che nel suo sito italiano propone libri scolastici scontati. Un’iniziativa che da anni alcuni utenti hanno avviato su eBay, o siti di annunci gratuiti come Subito.it, Libridea, Comprovendolibro, Vendilibro, Libri-usati, Studenti.it. Un mercato nuovo di parole usate su cui comunque vige il controllo delle associazioni dei consumatori. E per chi non volesse ‘lasciare la strada’ esistono ancora le vecchie e intramontabili bancarelle del corso, come a Palermo, i negozi di Via Vittorio Emanuele in cui fare la fila con la lista dei libri stretta in una mano durante i pomeriggi dei primi giorni di scuola, incrociando sull’uscio gli ex studenti pronti a vendere i propri. Uno scambio generazionale con tanto di nostalgia, come l’odore dei libri usati che forse a partire dal 2012 con l’introduzione di testi elettronici non vedremo più sui banchi.
POLITICA
17 settembre 2011
Pensieri Italieni
La barzelletta di Sacconi per spiegare la manovra fra lavoratori e aziende nell'art. 8 (e non si tratta di una manovra sessuale*, nonostante ci sia qualcuno che viene fott..). Lo 'zio Silvio' sostenitore delle famiglie in difficoltà, delle 'estetiste nipoti di', e di quelle campane, e amante dei viaggi istituzionali (ma mica per altro). La giunta delle autorizzazioni che non autorizza (la giustizia). Caius, l'uomo che si crede satana... e D'Alema, l'uomo che si crede dio (e dice no alle nozze gay). Buongiorno Italia! E oggi metteranno all'ordine del giorno l'ultimo numero del Topolino?!




Un appunto a matita rossa (e non per il colore politico). Una parentesi per una considerazione ampia che da Sacconi arriva alle radici di questo Governo. E non dico 'anima' di questo Governo, perché non riesco proprio a trovarla. E' una riflessione che mi suggerisce A.M. e che trovo necessaria inserire. Andrebbe in calce, perché come lei dice: è terribile, Rossella, sai perché? Perché il concetto che Sacconi tira in ballo è quello che gli stupratori dicono in propria difesa (e non solo loro): "non l'ho stuprata perché a lei piaceva, altrimenti avrebbe detto no". Come se fosse facile dire di 'no' a qualcuno che ti sta stuprando, come se quel 'no' non venisse detto, come se quel 'no' avesse un valore. Il concetto è quello: se una donna non vuole essere violentata basta che dica no, altrimenti la colpa è sua. E mi piace riportare anche questa dichiarazione di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia: ”La barzelletta raccontata da Sacconi sulle suore violentate, propone con sapiente sfacciattagine un refrain caro alla destra estrema italiana: se una donna vuole può dire di no, ergo la violenza sessuale che subisce è colpa sua”. E non c'è molto altro da aggiungere.
POLITICA
18 aprile 2011
Dura lex, sed lex?
"Messina Denaro potrebbe pensare a nuovi atti stragisti", Palermo fa sua la dichiarazione di Ingroia e scende in piazza a fianco dei magistrati.

Sul palco organizzato a piazza Verdi davanti il Teatro Massimo magistrati e giudici raccontano la giustizia italiana oggi, tra i continui attacchi sferrati da media e politica.
Nino Di Matteo: Attacchi continui alla magistratura.
Giovabattista Tona: se il DDL passa al Senato i magistrati dovranno accettarlo. Ognuno poi si prenda le proprie responsabilità. Napolitano fa il suo dovere.


Palermo - 'Dura lex, sed lex'? 'Dura legge, ma legge'. Insomma anche se la legge è sbagliata o dura, come più propriamente il detto dice, sempre di legge si tratta e la si deve rispettare. E' questo a cui ho pensato sulla battuta finale del giudice Giovanbattista Tona alla mia domanda sull'eventuale approvazione del DDL sul processo breve, a cui il presidente della sezione distrettuale dell'ANM di Caltanissetta ha replicato dicendo che se la legge dovesse passare i giudici dovranno rispettarla, così come tutto l'apparato giudiziario. Più esattamente alla mia domanda sull'arppovazione del DDL e la probabile amnistia di cui godrebbero circa 25mila processi tra cui quelli di strage come l'Aquila e Viareggio, il giudice Tona ha risposto - riporto la parte finale:
«Se questa legge ne danneggiasse uno solo (di processi) questa legge non è una legge giusta... »
E questa legge è giusta? mi è sembrato giusto chiedergli per onor di cronaca e completezza di esposizione.
«Dicono di sì, io dico di no. Staremo a vedere. Dopo di che, è giusta o non è giusta noi la dovremo applicare. Quando la applicheremo però, che si sappia, quelle che sono le nostre colpe e quelle che sono le colpe degli altri».

Per vedere il servizio completo




E intanto Berlusconi felice del successo del DDL al Senato, gongola e si dice pronto per la prossima mossa sulla scacchiera: «Dopo il bel risultato che abbiamo ottenuto ieri - ha dichiarato il premier nel corso del vertice a Palazzo Grazioli - andiamo avanti con la legge sulle intercettazioni perche' intorno a questo provvedimento c'e' un grande consenso popolare».
E per le preoccupazioni di Napolitano sulla nuova requisitoria anti-toghe di Silvio Berlusconi sarebbe stato demandato lo stesso Guardiasigilli, che dovrebbe avere il compito di informare il presidente della Repubblica su tutte le bugie intorno al DDL. L'incontro al Colle non è stato fissato e Napolitano, di ritorno da Praga e a Bratislava, ha dichiarato che valuterà i termini della questione «quando saremo vicini al momento dell’approvazione definitiva in Parlamento».
Certo è che il Presidente Napolitano ha mostrato qualche perplessità, in linea con quelle degli italiani, il 77% per l'esattezza, secondo un sondaggio di Sky Tg24.
POLITICA
18 aprile 2011
I soliti idioti
Milano, manifesti “Fuori le Br dalle procure” indagato anche il candidato Pdl Lassini, per i manifesti che paragonano i pm alle Br [LINK] - Da 'Il Fatto Quotidiano'



Germania, cresce il numero dei neonazisti dediti alla violenza:In dieci anni i gruppi violenti sono passati da 2200 ai 5600 membri. Cala il numero degli aderenti con incarichi di tipo politico [LINK] - Da 'Peace Reporter'

Dalle 2.200 persone di dieci anni fa alle 5.600 del 2010, secondo quanto riferito da Heinz Fromm, capo dell'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione, uno dei servizi tedeschi d'intelligence.
politica estera
16 aprile 2011
Restare umani. Possibile?! In morte del 'fratello' Vittorio. Anche Palermo ricorda Vittorio Arrigoni pacifista ucciso a Gaza
Servizio video con interviste su GDS: http://www.gds.it/gds/multimedia/home/gdsid/154894/


Ho visto una guerra e l'ho vista attraverso gli occhi di un uomo che è diventato polvere. Dopo che la notizia della morte di Vittorio Arrigoni è arrivata ieri mattina è stato inevitabile sentire rivoli di rabbia sorprendere ogni parte, anche quella più lucida e distaccata. Ma quale distacco esiste in una guerra che ha morti senza nome? Solo perché quei nomi non pesano sulla 'bilancia' ciò che dovrebbero per attirare gli interessi della comunità internazionale. Dopo che la notizia della morte di Vittorio è venuta a sorprendermi ho cercato memoria tra le pagine del suo blog (http://guerrillaradio.iobloggo.com/) e tra quelle stanze ho trovato pugni allo stomaco: le immagini di una guerra che anch'io avevo dimenticato. I corpi di bambini svuotati, zittiti, violati mi hanno fissata per lunghi istanti. In quell'istante anche la rabbia svolta in altro, quell'altro che non riesci neppure a capire o spiegare, ma che è un vuoto profondo capace di fagocitarti. Ti accorgi che c'è di più, che è custodito qualcosa di ancora più profondo nella morte di 'quell'italiano' di frontiera, trentaseienne pacifista (sono tanti chi appellattivi che lo hanno raccontato in queste lunghe ore sulle testate internazionali) che ha scelto Gaza e i suoi orrori per 'Restere umani' (come suggeriva quel motto ormai diventato la sua firma), per portare un po' di pace in una terra che ha smesso di conoscere il suono di parole simili.

Restiamo umani, è davvero possibile? Non è concesso mostrare le immagini della morte perché colpirebbero la sensibilità di chi preferisce credere che tutto questo orrore accada in 'strisce' invisibili, inferni personali lontani da noi, dalla nostra quotidianità, dalle politiche di immigrazione, di politica interna-esterna, di pianificazioni, strategie e soprattutto interessi.

 

Quante e quali bugie vengono tessute intorno alla Striscia di Gaza? L'omicidio di Vittorio Arrigoni era evitabile? Gaza è una terra di mezzo e i pochi interessi economici sul territorio l'hanno sempre relegata ad angolo dimenticato su cui vengono accesi i riflettori, forse solo per un attimo, forse solo per raccontare l'ennesima tragedia. Vittorio Arrigoni rappresentava la frangia della pace, quella senza bandiere e appartenenze, che aveva scelto di raccontare una guerra terribile e 'silenziata'. Anche Palermo l'ha ricordato ieri nonostante la pioggia e il vento, un piccolo corteo radunatosi spontaneamente a piazza Verdi dove anche oggi alle 17 si ritroverà per raccontare Vittorio, i movimenti pacifisti, la Striscia di Gaza, la questione palestinese e l'assenza della comunità internazionale.

 

Il suo blog è stato preso d'assalto dalle visite, e continua a essere aggiornato come se Vittorio fosse ancora voce da Gaza. Una voce capace di spezzare il fiato mostrando immagini terribili di una guerra che non viene raccontata: corpi dilaniati, bambini 'spezzati', affidati a un'identità che diventa assenza, uomini e donne private non solo della propria libertà, ma di una pace che sembra sbattere contro quella linea invisibile che fa di Gaza un limbo senza ritorno.

Le testimonianze raccolte ieri a Palermo fanno rilfettere su quella che può essere la vera dimensione che si consuma sul territorio palestinese, e su tutti quegli interessi che spesso diventano complici di questo eccidio. 

E Vittorio potrebbe essere ricordato proprio come lui stesso suggeriva, con le parole di Carmelo Bene:

"Il mio epitaffio potrebbe essere quel passaggio di Sade: mi ostino a vivere perché anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi".

diritti
20 febbraio 2011
Noureddine è morto. Diario di una tragedia
Noureddine non era né un abusivo né un clandestino, molti sono dunque i punti da chiarire sui ripetuti controlli della polizia municipale che lo hanno condotto alla disperazione. Questa tragedia ha portato alla luce storie mai raccontate, particolari che imputano ad alcuni agenti azioni poco regolari. Si parla di due in particolare. Uno sembrerebbe avere il soprannome di Bruce Lee, perché campione di arti marziali e dai modi 'poco gentili'. Intanto i video di sorveglianza che avrebbero potuto riprendere il gesto di Noureddine sono stati sequestrati. Il pm De Leo segue l'indagine.



LOTTAVA PER ‘SOPRAVVIVERE’. Come è possibile che un uomo o una donna affrontino il mare, talvolta il deserto e territori ostili, le condizioni di clandestinità che ti sottraggono l’identità, il rispetto, la memoria, ti espongono al disprezzo, all’incomprensione per poi attentare alla propria vita per ragioni che potrebbero sembrare banali rispetto a ciò che è stato affrontato prima? È la disperazione. In quest’ultima settimana intorno alla vicenda di Noureddine si sono intrecciate altre storie simili e disperate. Denominatore comune il silenzio. È un’omertà che interrogo, e ogni volta la risposta che mi viene data è: «Cosa possiamo fare? Chi ci crederebbe? E poi… » poi c’è la paura. La paura di essere cacciati, di dovere tornare in una terra che seppure amata è troppo difficile da vivere, di non potere più spedire soldi alla propria famiglia e sapere di essere l’unica speranza di sopravvivenza per se stessi e i propri cari lontani. La storia di Noureddine è tutto questo e forse tanto altro. Per dare un aiuto concreto ai familiari nei giorni scorsi è stata avviata una raccolta fondi a cui hanno già aderito imprenditori e associazioni: il Ciss (Cooperazione internazionale Sud Sud), Confindustria Sicilia, Unione pubblici esercizi della Confcommercio di Palermo, Federazione italiana pubblici esercizi. (Per chi volesse contribuire può rivolgersi a Cooperazione Internazionale Sud Sud). Un cordone di solidarietà che vuole mantenere in vita l’impegno che Noureddine aveva stretto con i propri sogni e quella famiglia lasciata oltre il Mediterranero, in Marocco, a Casablanca, la sua città. Una terra abbandonata per amore e  il desiderio di costruirsi una vita propria a Palermo così da poter permettere alla giovane moglie e la figlia Khadija di appena due anni di raggiungerlo. Ma quelle ustioni gravi, quasi tutte di terzo grado, che hanno devastato l’80% per cento del suo corpo, non gli hanno lasciato scampo. Ciò che rimane è lo sguardo di quel ragazzo nelle foto diffuse dalla famiglia. Un ragazzo appena. E rimane impresso lo sguardo di El Milodi, 52 anni, padre di Noureddine stremato da un dolore che ha tante domande. Un dolore sottile che non lascia spazio alle parole e che le ha tolte tutte con la sua morte.


GLI ULTIMI DUE GIORNI DI NOUREDDINE



Palermo 18 febbraio 2011 ore 18 c.a. - Doveva essere una fiaccolata di preghiera per Noureddine, per sostenerlo in questa sua lotta estenuante contro una morte a cui è andato incontro per disperazione. La pioggia e il vento davanti il centro ustioni dell’Ospedale Civico di Palermo non hanno permesso di accendere le candele, ma nonostante il disagio, la cinquantina circa di persone che hanno risposto all’invito, sono rimaste sin oltre le 20 di sera, stretti in un silenzio intimo e composto che ha lasciato spazio a poche parole di conforto per i familiari del giovane 27 enne, che venerdì scorso si diede fuoco dopo aver subito, per l’ennesima volta, il sequestro della propria merce da una pattuglia della polizia municipale, in via Ernesto Basile. Un gesto disperato su cui ci si continua a interrogare, perché Noureddine Adnane non era né un immigrato clandestino, né un ambulante abusivo. Possedeva regolare permesso di soggiorno e regolare autorizzazione di venditore ambulante, eppure sembrerebbe che nel giro di appena due settimane avesse subito ben cinque controlli. Una vicenda terribile che ha portato a galla altri particolari. Durante la riunione nell’aula Rostagno di Palazzo delle Aquile alcuni ambulanti extracomunitari hanno rotto un silenzio pieno di paure e di particolari inquietanti. Come il soprannome di uno dei vigili addetti al controllo del commercio, lo chiamano Bruce Lee, hanno raccontato alcuni, perché sarebbe campione di arti marziali e avrebbe metodi poco convenzionali e talvolta violenti. Sono rivelazioni importanti, punti oscuri che imputano presunte irregolarità agli agenti di polizia municipale, su cui la magistratura dovrà fare chiarezza. Sono dichiarazioni gravi che dovranno essere smentite o provate. Intanto è stata aperta un’inchiesta affidata al pm Gianluca De Leo, e sembrerebbe che i video di sorveglianza di alcuni locali, vicini al luogo dove Noureddine si è dato fuoco, siano stati presi in consegna. Mentre dal comando della polizia municipale hanno fatto sapere che è stata avviata un’indagine interna: «Se ci sono mele marce tra i nostri uomini verranno allontanate» ha dichiarato il comandante Serafino Di Peri. La fiaccolata era stata organizzata dalla Federazione delle associazioni e comunità di immigranti di Palermo, Forum Antirazzismo, dai sindacati Cigl, Cisl e Uil, Ciss, Socialismo rivoluzionario e Arca, preludio del corteo del giorno successivo che doveva sostenere Noureddine nella sua lotta disperata e che invece ha indossato i colori funerari, insistendo con ancora più forza sulla necessità di fare chiarezza.st

Palermo 19 febbraio 2011 ore 11 c.a. - Noureddine è morto. La notizia mi arriva per mail, quello che ho raccontato nel mio servizio deve essere modificato, Nourredine non è più presente ma coniugazione al passato. Respiro, Sospiro. Il mio lavoro non è solo lavoro, perché nonostante il dovuto distacco in quelle vite ci inciampi e non puoi farne a meno.



Mezzogiorno è trascorso, arrivo in ospedale e mi muovo tra la massa silenziosa. Sono quasi tutti marocchini, poi ci sono alcuni di “noi”, amici degli ultimi istanti: un paio di colleghi, c’è Nadine Abdia (co-presidente Anolf Sicilia), Zaher Darwish (responsabile provinciale Cgil immigrati), Fernando Grassi (Forum Antirazzismo), Erasmo Palazzotto (coordinatore regionale siciliano di Sinistra Ecologia e Liberta). Nadine è quella che si sta occupando di tutto. Incredibile l’impegno che ci sta mettendo, quasi Noureddine ‘fosse cosa sua’. E lo è perché si occupa di fare pressioni per rinnovare il passaporto ai familiari, ottiene la notizia dell’impegno del Consolato marocchino, che in via eccezionale rientra la salma e si intesta le spese, il Comune di Palermo dà disponibilità dei soldi per pagare le spese di rientro dei cinque familiari. La salma esce dall'ospedale intorno alle 15 lo accolgono urla di dolore e preghiere con mani issate verso il cielo. Poi un improvvisato corteo funebre accompagna Noureddine alla camera mortuaria, lì dove l'abluzione avrà luogo.
Nadine tiene il certificato di morte in mano, parla più volte al telefono con il vice-comandante dei vigili urbani Vincenzo Messina, che arriverà con il funzionario del Comune per risolvere le ultime questioni. Il magistrato lascia la camera mortuaria mentre la comunità marocchina è in preghiera nel piazzale di fronte l’ingresso dell’edificio, e prega per l’anima di Nouredinne. Quel coro composto si rivolge al cielo, si rivolge verso l’Islam, ad all’Allah, ma ci sono anche cristiani che in silenzio e a parole strette pregano a loro modo per Noureddine. Intanto il corpo viene sottoposto al rito di purificazione previsto dalla religione islamica, ma le ustioni non permetteranno di farlo ‘così come deve essere fatto’: lavarlo, cospargerlo di oli e incensi, e poi avvolgerlo in un sudario, e interrarlo in giornata. Tutto è eccezionale così come le autorizzazioni in un sabato pomeriggio, l’impegno di Nadine, il rientro della salma in un Marocco che spesso non rientra le proprie salme. Il lavaggio del cadavere dovrebbe essere eseguito dai parenti stretti della famiglia, uomini e donne purché di fede islamica, ma in questo caso sono i cugini, il padre e gli amici della comunità marocchina di Palermo a farlo, gli altri: la moglie, la figlioletta di due anni, la madre e i due fratelli, sono a Casablanca in Marocco e aspettano una salma senza parole.


Palermo 19 febbraio 2011 ore 18.30 c.a.Il corteo giunge davanti Palazzo delle Aquile, dopo essersi mosso alle 16 da piazza Politeama e avere attraversato tutta la città. Una marcia pacifica con striscioni, bandiere e le foto di Noureddine che ogni tanto vengono portate in cielo, mentre si chiede a gran voce giustizia.

Anche il presidente del Senato, Renato Schifani dopo la visita in ospedale in mattinata aveva detto: «Il sindaco di Palermo compia una rigorosa indagine amministrativa, sia pur nel rispetto della polizia municipale, e lo faccia con buon senso ed evitando lungaggini burocratiche. Serve una seria riflessione. C’è da chiedersi cosa sia potuto accadere all’uomo che era arrivato dal Marocco per lavorare e aveva una posizione regolare nel nostro Paese». «Quanto è accaduto è doloroso per l’intera città. Sono sconvolto da presidente del Senato e da cittadino. Palermo non è mai stata né mai sarà una città razzista». Palermo non lo è mai stata e non può e deve esserlo. Ieri la manifestazione è stato un esempio eccezionale di civiltà e rispetto per la morte di Noureddine. Nessuno lo aveva detto a voce alta, ma preoccupavano i gesti di rabbia e di violenza durante il corteo. Oggi però la notizia di un attentato incendiario a un’auto della polizia municipale avvenuto tra sabato notte e domenica. Un atto da condannare, perché se ciò che deve essere dimostrato sarà dimostrato, l’unica cosa da aggiungere è che non si può pagare violenza con violenza, ma ottenere quella giustizia che un Paese democratico deve garantire.

APPUNTI FUORI PAGINA. Riflessioni.
Sarebbe bastato raccontare solo la dinamica di quel gesto disperato, di quelle condizioni assurde che lo hanno provocato, raccontare la preghiera davanti al reparto in cui lottava contro la morte, e versetti del Corano alternati a quelli della Bibbia, al Centro gravi ustioni dell’Ospedale Civico. Basterebbe raccontare non le lacrime o il dolore, ma soprattutto il silenzio di quel corteo funebre di amici, familiari e conoscenti che hanno accompagnato l’ambulanza con la salma di Noureddine sino alla camera mortuaria. Noureddine è morto ma la nostra società, tutta, è stata sconfitta ancora una volta. La democrazia, la libertà, i diritti civili muoiono davanti ad accadimenti del genere.

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diritti
15 febbraio 2011
Lampedusa e le esigenze di copione

Un’isola che paga lo scotto di essere a metà tra l’Africa e l’Italia, il primo punto d’approdo per i disperati, gli unici che devono essere raccontati a discapito di una Lampedusa e dei suoi abitanti che vengono ignorati.


A Lampedusa i riflettori si accendono solo quando si parla di clandestini e sbarchi, poi l'Isola viene inghiottita dal silenzio insieme ai problemi quotidiani che la infestano e alla voce dei suoi cittadini. «La lotta del pane e del pesce – mi dice Gianfranco -. Per lotta del pane considero la migrazione mentre quando parlo di lotta del pesce vedo il popolo lampedusano e i continui tentativi di sopravvivere». Gianfranco mi racconta così l'ultima protesta che sta attraversato l'Isola negli ultimi 15 giorni. Una protesta per il caro gasolio a cui è stata messo un po' di trucco, per modificarla per pure esigenze mediatiche. È Enzo (Billeci) a raccontarmi di come loro pescatori siano arrabbiati per le bugie che stanno mettendo in bocca a loro e alle loro azioni: «La nostra protesta per il caro gasolio, intendo quella di quest'anno, è partita 15 giorni fa quando ancora non si sapeva di barconi e migranti, e nessuno ha speso una parola per noi. Ora siamo invasi da telecamere e giornalisti di tutte le testate e quella nostra manifestazione sai come è passata? Che protestavamo contro i barconi, che non ci lasciavano spazio in banchina. Cose da pazzi».


Sono loro la mia porta su un'Isola che a volte sembra molto più lontana dalle reali distanze geografiche che la dividono dalla Sicilia. È un territorio che ho già raccontato, che conosco grazie agli occhi di Gianfranco (Rescica), ai racconti dei suoi abitanti, al libro di Valentina (Loiero - Sale Nero), alle parole di Andrea (Amadei) e Maria Teresa (de Sanctis), alle foto di Grazia (Bucca) e Nicola (Barraco). Le contraddizioni di Lampedusa sono evidenti, scendono tra le crepe del terreno roccioso e sembra che riescano a inghiottire ogni cosa. La quotidianità è come se non dovesse esistere in questo atollo che viene fasciato dal silenzio mediatico, come se una terra e la vita che vi scorre dentro si fermasse improvvisamente quando si smette di raccontarla nel binomio clandestini-sbarchi. Si passa oltre, si stende sopra uno spesso strato di silenzio su cui muoversi velocemente solo quando poi si ritornerà a parlare di disperazione approdata nelle coste, di persone senza nome che si muovono come formiche in un'Isola troppo grande, troppo piccola. In un'Isola che diventa appena una fermata d'autobus in cui si sbigliettano le solite parole. Il cpt sembra essere l'unico edificio, i migranti gli unici abitanti. Anche la protesta che stiamo raccontando è solo un pretesto per parlare di Lampedusa, dei lampedusani e di uno dei tanti problemi che rimane ancorato in quelle coste e non riesce mai ad attraversare il mare che lo circonda per arrivare lì dove dovrebbe essere accolto, ascoltato e certamente risolto.


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14 febbraio 2011
In 20mila per dire 'Se non ora quando'

Se non ora quando... Prima! Sono tanti gli slogan, uno tra tanti è questo.  Fantasiosi, arrabbiati, polemici, sono i linguaggi di una piazza che mostra il proprio dissenso pacificamente. Come sempre si scherza sui numeri, ormai è diventato uno dei tanti tormentoni da ‘piazza’. C’è chi dice 10 mila, chi 15mila e chi azzarda oltre 20 mila partecipanti. Ma la piazza c’è, e ci sono anche le strade e i marciapiedi pieni di gente di ogni colore e appartenenza, ognuno con la propria protesta sulle labbra e sulle gambe.


Tutti in piazza senza bandiere o colori politici, come richiesto dalle organizzatrici. Pronti a marciare già alle dieci da Piazza Croci, luogo del raduno, per raggiungere Piazza Verdi, davanti l’ingresso del Teatro Massimo, in cui sono stati allestiti due palchi: da una parte gli artisti e dall’altra la società civile, pronti a dire la propria, con un microfono aperto a chiunque voglia farne il suo speaker corner. La giornata è calda, adatta per una passeggiata all’aria aperta. Si srotolano gli striscioni, si indossano capi in rosso (era uno degli inviti lanciati ai partecipanti), si riscaldano i megafoni e intonano i primi cori, tutti rivolti al Premier, molti sono ironici e tutti certamente fantasiosi: “Rubygate”, “Bunga Bunga”, “Berlusconi noi ti abbiamo già dimesso”, “Sono donna e dico basta”, “Se siamo state un prodotto, la data di scadenza è oggi”, e il “Noi non siamo come loro” (con tanto di traduzione in inglese) di quella corposa rappresentanza maschile che difende la dignità delle donne come parte della propria. Non è infatti una manifestazione di genere, in tanti sono a chiarirlo, anche i cori di ‘Dimettiti’ che fanno da eco alla manifestazione del giorno prima e stabiliscono che Berlusconi è il simbolo di uno svilimento culturale, politico e morale di un intero Paese.

Sono le 11 quando la piazza è una macchia variegata di colori e voci. Si parte. Ci sono le associazioni come ‘Le Onde’, ‘Arcigay Sicilia’, ‘Il collettivo Malefemmine’, alcuni esponenti politici come Antonella Monastra e Nadia Spallitta di ‘Un’Altra Storia’, Antonello Cracolici (Pd), Leolouca Orlando (Idv), ma anche scrittori, giornalisti e gente comune. Sono in tanti, difficile registrare tutti i volti. Alla fine il corteo invade piazza Verdi, che sembra esplodere in un fermento di voci, striscioni, parole e musica. L’Italia tutta è un fermento, il dopo ‘Se non ora quando’ conta un milione di partecipanti in un centinaio di piazze. Una risposta necessaria come una lunga boccata d’aria che in molti aspettavano. Lo mostrano i volti sorridenti delle organizzatrici, che non si aspettavano una partecipazione così elevata, e si vede anche in tutti i partecipanti che sfoggiano sorrisi pieni e occhi umidi. C’è partecipazione e condivisione, ma soprattutto la voglia di sentirsi italiani fieri, pronti a pianificare e costruire, partendo proprio da qui.

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