Italieni: Quando erano le commedie all'italiana a far ridere tutto il mondo...
Potrebbe
sembrare uno sketch. Potrebbe sembrare la scena di un film o di una parodia, ma... Almeno c'è qualcuno che sorride. Certo a noi italiani (non più brava gente ma stupida gente), a quelli che non l'hanno messa sotto il tacco dello Stivale la propria dignità e quella di questa terra, forse il risolino di Sarkozy e Merkel un po' fastidio dà.
Certo, c'è chi potrebbe avanzare in discolpa del premier francesce che quella domanda non è che potesse suscitare altra reazione: "Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?". Già da subito, alla parola Berlusconi, Sarkozy trattiene a stento il sorriso, ma poi alla fine della domanda non resiste, guarda la Merkel e scoppia a ridere, seguito a ruota da tutti i giornalisti in sala e da un sorrisino a labbra strette (o trattenute?) della cancelliera tedesca.
E mi piace ricordare una frase di Churchill: "Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare". E' il momento di agire e riporre le parole nell'astuccio del 'vorremmo e potremmo'.
Intanto anche in Sicilia si tirano da una parte e dall'altra. La giacchetta però adesso l'hanno tutta uguale: ben stirata e tirata a lucido. I riflettori si accendono, gli uomini (sempre più, le donne chissà che fine fanno) al trucco! Mi sembra di sentirla quella voce, come se osservassi dal sipario delle vanità, in silenzio e ben nascosta, ciò che avviene dietro le quinte: pianificazioni, rimandi, strategie con numeri addosso. E il tale che credevo potesse essere davvero diverso diventa come il tutto, patinato, attento, con voce e respiri posati, con parole da capofila. E leggi interminabili slogan che dicono sempre lo stesso: vicino alla gente, non ci scorderemo di voi, il cambiamento è possibile.
Ma in Sicilia c'è una sordità atavica, noi siamo popolo dalle orecchie pigre, gli attenti sì, quelli sempre, come le mani pronte a prendere ciò che viene offerto. Non è la catastofica visione à la Tomasi di Lampedusa, quella che sgrano: 'tutto cambi affinché nulla cambi', ma credo che il linguaggio debba essere un tantino differente e soprattutto, quello che direi ai miei cari concittadini in vento di elezioni, pronti a candidarsi è: attenti a chi vi mettete accanto, la logica 'del far numero' non è sempre buona cosa, è vero che la coerenza è la filosofia degli sciocchi (suggeriva Wilde), però la credibilità è sacrosanta... o no?! Prima o poi questa bella terra si dovrà pure incazzare e decidere di averne la testa piena di promesse e parole varie, oltre alle tasche vuote.
E la gente poi continua a non capirle queste pianificazioni elettorali, alleanze, calci sotto il tavolo, litigi da ultimo minuto... La frase poi che diranno, giunti appena davanti a un'urna elettorale, facendo spallucce (li vedo già come li ho visti tante volte) sarà poi forse: "Ma se non si mettono d'accordo neppure tra loro..."?! E il voto rischierà di andare sempre lì: al sacchetto della spesa, alle 50 mila lire, alla ricarica telefonica, alla promessa di un lavoro, all''ingresso' in una fantomatica cooperativa creata ad hoc per controllare che le scritte dei tombini non si siano danneggiate per la neve ad agosto (diocenescansi), al posto di qua e quello di là, al pieno di benzina, alla dose di eroina (me l'hanno raccontata chissà se sia anche questa vera), al piatto di pasta, alla promessa, a un domani... che (spero) non sia sempre lo stesso.